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Trofeo città di Arco…un calcio al razzismo
La considerazione conquistata dal torneo Città di Arco – Beppe Viola nel firmamento nazionale del calcio giovanile non deve servire solo come uno sterile motivo di compiacimento per i traguardi raggiunti, per i numerosi talenti che hanno sfruttato questa ribalta nel migliore dei modi per sfondare nel mondo del calcio che conta.
Una manifestazione del genere, infatti, deve avere anche delle responsabilità direttamente proporzionali alla sua fama e quindi porsi come soggetto attivo in una campagna per la quale, fino ad oggi, si è sprecato solo dello sdegno formale.
Parliamo della dilagante piaga del razzismo che, ormai da tempo, non è solo un fatto di malcostume che riguarda sportivo di nome ma non di fatto che popolano le curve dei grandi stadi. Episodi di intolleranza, infatti, si registrano quasi settimanalmente anche nei campionati minori, nei campetti di periferia, e vedono protagoniste persone che, teoricamente, non dovrebbero avere alcuna parentela con gli ultras, mascherati come banditi, che popolano le curve. Parliamo di allenatori, ma anche di genitori e dirigenti, quasi a voler sottolineare che il razzismo è un morbo subdolo che si annida nelle coscienze anche di chi, per definizione, dovrebbe essere un educatore.
Un male quindi che non riguarda solo lo sport, ma che lo sport, attraverso le sue espressioni più fresche e più spontanee può contribuire a sconfiggere con una presa di posizione forte.
Un primo messaggio partirà dai campi che ospiteranno gli incontri del Torneo Città di Arco – Beppe Viola, dopo che anche nella rassegna riservata ai Pulcini c’è stato un primo segnale importante con 64 palloncini colorati, uno per ognuna delle squadre partecipanti, che sono stati liberati in aria durante la manifestazione inaugurale allo stadio di via Pomerio. Un messaggio, commentato nel significato dallo speaker, che ha fatto da staffetta a quanto è stato programmato, sul tema, per il torneo degli allievi che inizierà giovedì 4 marzo prossimo per concludersi il martedì successivo, 9 marzo.
Per l’occasione i ragazzi di ciascuna delle sedici squadre partecipanti saranno chiamati a elaborare un proprio messaggio che verrà poi trasferito su pergamena e, prima del calcio d’inizio di ogni partita, affidato ad un palloncino che verrà liberato in cielo. Saranno i capitani, sotto gli occhi dell’arbitro designato, ad assumersi il compito di legare al filo del palloncino il piccolo rotolo di pergamena nella speranza che il loro messaggio salga in alto, il più possibile, e soprattutto arrivi dove non si è ancora capito che lo sport deve unire, deve avere la stessa spinta ideale, al di là della razza e del colore della pelle.
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