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DOV' E' LA SPAGNA ?  A UN' ORA DI GIOCO


 

 

 

Premessa: il possesso palla è un indicatore relativo. Se una squadra segna, poi cede il pallino e si difende bene, stramerita la vittoria e se ne strabatte del possesso altrui.
Però , a volte, il controllo del pallone qualcosa rivela.
Prendiamo il primo turno di Champions. Le 4 italiane hanno tenuto palla per 100 minuti complessivi, tondi tondi dice l'Uefa: Milan e Juve 27, Inter e Fiorentina 23. Le inglesi per 139 e le spagnole per 166. Significa che la Spagna ha tenuto la palla 66 minuti più di noi. Fa impressione dirlo: ha giocato un'ora di più.
A volte ce lo chiediamo: quanto è distante la Spagna ? Dista più o meno un'ora di gioco. 
Qualcuno può obiettare: sì ma il Real ha affrontato lo Zurigo, sì ma intanto lo Zurigo ha tenuto palla per 33 minuti , più di qualsiasi squadra italiana. Si ma la Fiorentina ha giocato un tempo in dieci. Vero.
Ma nel duello complessivo con le tre francesi siamo sotto comunque: 6 minuti di possesso in meno. Nessuna delle 5 squadre schierate da Spagna, Inghilterra e Germania ha tenuto palla per meno di 30 minuti, nessuna delle nostre per più di 30 minuti.
Meno dei 23 minuti di possesso dell'Inter hanno fatto solo 4 squadre : Rubin, Unirea, Debreceni e Standard.
Per quanto li prendiamo con le molle, i numeri del possesso palla ci lasciano fastidiosi sensi di colpa.
Noi ci siamo esaltati per Buffon e Inzaghi. Siamo bravi a fermare il pallone e a calciarlo, a tenerlo facciamo più fatica: siamo estremisti, ispirati nella disperazione (gol da evitare) e nell'eccitazione (gol da fare), a disagio nella moderata allegria del gioco . Nessuno può insegnare a Buffon dove buttarsi o a Inzaghi dove piazzarsi: lo sentono.
Ma per tenere palla non basta l'istinto. Serve lavoro tecnico (il piede istruito sbaglia meno passaggi) e tattico: è l'allenatore che da sicurezza con la forza del gioco (vedi il Genoa di Gasperini).
Il lavoro è la navicella che può avvicinarci alla Spagna ed evitare che il Barça vanti ancora il 67% di possesso palla.
Ripetere che siamo figli del Piave e che, a forza di resistere e ripartire, ci siamo fatti una storia, non può diventare un alibi davanti al futuro che ci chiede di cambiare.


Tratto da  “Gazzetta dello Sport”

LUIGI GARLANDO

 

               

 

 

 

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