Pochi campi e fuori norma, così soffre il calcio siciliano
Solo sette impianti ogni centomila abitanti contro i tredici delle altre regioni meridionali Sei o sette squadre sono costrette a dividersi la stessa struttura spesso mal ridotta. In Prima, Seconda e Terza categoria nell´80 per cento dei casi manca il nulla osta Recinzioni mal ridotte, spalti e spogliatoi fuori norma, impianti di illuminazione carenti. E questo, solo per restare alle criticità più comuni degli impianti esistenti. Perché, a dirla tutta, il problema più grande per il movimento calcistico palermitano è proprio la mancanza di strutture: nella provincia, ci sono solo 90 campi di calcio, circa 7 ogni 100 mila abitanti. E per comprendere quanto siano insufficienti a sostenere un movimento che si aggira intorno ai 15 mila tesserati, non serve rivolgere lo sguardo al ricco nord, dove ci sono 25 campi ogni 100 mila abitanti. Basta soffermarsi sulle regioni meridionali, che in media hanno 13 impianti ogni 100 mila abitanti. Oppure guardare alla Basilicata, che, pur avendo una popolazione pari alla metà di quella del Palermitano, può contare su 140 stadi di calcio contro 11. «La situazione di Palermo, così come quella del resto della Sicilia, è veramente difficile - dice Giuseppe Bonsangue, responsabile impianti del comitato regionale della Lnd-Figc - Pur di portare avanti le attività, le società sono costrette a dividersi uno stesso campo e fare dei turni impossibili. Ci sono strutture che ospitano anche sei o sette squadre. Pensi che quest´anno, non abbiamo potuto accettare l´iscrizione di alcune società perché non sono riuscite a trovare un campo su cui allenarsi». Al danno si aggiunge la beffa, visto che in tutta la provincia ci sono almeno una trentina di campi inutilizzabili perché fuori norma o abbandonati. «In Sicilia - continua Bonsangue - nei nostri campionati di Eccellenza, ci sono 32 impianti, di cui 28 hanno il nulla osta della Commissione di vigilanza. I n Promozione, su 64 quelli a norma sono solo 36. Peggio ancora nella Prima, Seconda e Terza categoria, dove ben l´80 per cento dei campi non ha il nulla osta».A soffrire di questa situazione, dunque, è il cosiddetto calcio minore, quello che, all´ombra del "Barbera" e del "Massimino", riesce a coinvolgere ogni settimana migliaia di appassionati e a costruire dal basso il futuro di questo sport. «Senza il movimento dilettantistico, il grande calcio non potrebbe esistere - dice Stefano Saitta, presidente provinciale della Lnd-Figc - Ma il discorso non riguarda solo l´agonismo: il calcio svolge un ruolo sociale importantissimo, soprattutto per un territorio come il nostro». Eppure, i primi a non accorgersi di questo ruolo sono proprio le amministrazioni locali, che hanno smesso da tempo di investire nello sport e nelle sue strutture. «Per anni, gli impianti, soprattutto quelli pubblici, sono stati trascurati - denuncia Bonsangue - Non solo sono mancati interventi di ammodernamento, ma sono venute meno anche le piccole manutenzioni ordinarie. Con il risultato che, in molti casi, siamo costretti a disputare le partite a porte chiuse perché gli spalti sono inagibili». La federazione siciliana ha cercato di incentivare pubblico e privato stipulando nel 2008 una convenzione con l´Istituto di credito sportivo. Qualcosa si è mosso: a Capaci, Caltavuturo e Santa Flavia a breve saranno inaugurati dei nuovi impianti Dario Prestigiacomo La Repubblica PALERMO |
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