06/04/2007 Verona
GREEN: SCUSATE, MA IL CALCIO NON LO CAPISCO Il calcio a confronto con gli altri sport. Difficile spuntarla se l’argomento è il fair play e il rispetto delle regole. Mondi diversi, per una sera uno di fronte all’altro al convegno dell’Audace. Tutto esaurito, più di 500 persone, al cinema teatro nuovo di San Michele, stracolmo di ragazzi che dal 10 aprile al 2 giugno giocheranno la nona edizione del torneo Mastella. Al convegno c’erano Gianluca Pegolo, Sergio Pellissier e Ramon Gato. E c’era Craig Green, allenatore della Benetton Rugby Treviso, campione del mondo con la Nuova Zelanda nel 1987. Lui certi trucchetti del calcio proprio non li capisce.
Prendete la simulazione. «Anche nel rugby qualcuno ci prova. Capita - dice Green -. Però in campo c’è un codice non scritto e state sicuri che dopo un paio di minuti quello lì lo troverete sotto la mischia, dove qualcuno gli avrà spiegato che gli conviene non provarci più. Meglio perdere che imbrogliare». Pegolo e Pellissier non possono dire lo stesso. «Se vinciamo per un rigore che non c’era io ci godo - confessa Gianluca -. I fatti da condannare solo quelli sugli spalti, la violenza gratuita. In partita, quando devi vincere per forza, non puoi farti tanti problemi. Se ti toccano in area è normale che accentui la caduta. Non è bello ma è così. Ai giovani consiglio di restare in piedi, nei professionisti ogni mezzo è buono per portare a casa tre punti». «Mi dà fastidio se la simulazione la subiamo - gli fa eco Sergio -. È logico che l’ideale sarebbe vincere meritando di vincere. Ma il nostro è un mondo a parte. Il mio consiglio a questi ragazzi è di impegnarsi fino in fondo e di dare il massimo sempre. Basta quello, anche se tutti giocano per vincere ed è giusto che sia così». Esasperazione massima. E in queste condizioni diventa difficile divertirti. «Vivo in un sistema che non è il mio, che non mi piace - ammette Gato -. Arrivare in Italia era il mio obiettivo da quando ero bambino e volevo a tutti i costi diventare alto per giocare a pallavolo e giocare in Nazionale, come mia sorella. Purtroppo ti devi adeguare allo sport, perchè tu non riesci a cambiarlo. E poi c’è calcio ovunque, a me questo non piace affatto. Lo sport non è solo calcio». «Trovavo assurdo - aggiunge Green -, quando il Treviso era in serie A, che ogni due domeniche io non potevo passeggiare in centro con la mia famiglia perchè per una partita la città era piena di polizia. A Treviso per fortuna il calcio è uno dei tanti sport e non quello principale fra rugby, volley e basket. Ma certe scene sono inconcepibili per chi ha dentro certi valori». La discussione scivola sul dopo gara. Sul famoso terzo tempo nel rugby. «Finita la partita - spiega Green - ci si ritrova a bere una birra o a mangiare qualcosa insieme. Domenica con noi c´erano anche i tifosi del Calvisano. Il problema, spesso, è che non se ne andrebbero mai, resterebbero tutta la sera a parlare di quello che è successo in campo. Chi ha vinto e chi ha perso». Inevitabile la domanda ai ragazzi e il parallelo col calcio. Ragazzi, favorevoli al terzo tempo? Un coro di no. «Alla fine sono sempre rivali, posso sedermi allo stesso tavolo solo se vinco», dice uno dei ragazzi. Pegolo e Pellissier sorridono. Gato allarga le braccia. Green scuote la testa. Il calcio è proprio un altro sport. --------------------------------------------------------------------------------
Un mio commento. Dopo aver letto questo articolo sono rimasto stupefatto. Non conosco Pegolo e Pellissier, e non posso che apprezzare la loro sincerità, ma credo che quanto hanno espresso sia il gravissimo sintomo dell'assenza di valori eticamente condivisibili del mondo del calcio. Un conto è dire: "Il terzo tempo non è una nostra abitudine e dubito che possa essere praticato nel mondo del calcio", un altro paio di maniche è sostenere che "..non posso sedermi allo stesso tavolo con i rivali". Una cosa è dire "è umano cedere alla tentazione di simulare", completamente diverso è dire "ogni mezzo è buono per portare a casa tre punti", di fatto giustificando questo atteggiamento e insegnando ai giovani che è eticamente giusto vincere con qualsiasi mezzo, anche scorretto. Se questi sono i "valori" espressi dal calcio, non c'è da stupirsi se ormai la gente comincia a cercare agonismo, divertimento, educazione in altri sport.
da "L'Arena" - Il giornale di Verona" |
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