La società di oggi e l’evoluzione dell’infanzia nello sport
Comparazione di usi e costumi tra ieri e oggi. Per sviluppare questo tema, terrei a precisare che chiaramente la mia analisi non vuole certamente apparire un’accurata e approfondita cronaca del trentennio appena passato, ma piuttosto un’osservazione personale dei principali motivi che a mio avviso hanno caratterizzato diversi cambiamenti nella vita di tutti noi. E’ inevitabile parlare dell’evoluzione avutasi nella società, la quale ha influito inesorabilmente nei modi e nelle abitudini di vita di ognuno, quindi nella fattispecie dei bambini, i quali ovviamente erano uguali a quelli d’oggi ma con radicali diversità di passioni, d’approcci verso problematiche quotidiane e d’entusiasmi legati alle attività sportive. Si potrebbe affermare che la società in cui oggi viviamo, a parer mio, è sicuramente colma d’ogni beneficio che apporta benessere al nostro vivere, ma al contempo non è priva d’aspetti che quanto meno si possono definire malsani, anzi, come ormai un detto noto sottolinea, paradossalmente << si stava meglio quando si stava peggio>>. E’ il lato oscuro, il prezzo che stiamo pagando a fronte di un miglioramento sociale e tecnologico cui dobbiamo molto, e del quale godiamo proprio fino ai minimi termini, senza davvero limitarci a niente, arrivando a trasformare il superfluo in necessario. Di esempi se ne potrebbero fare molti: guardiamo l’alimentazione, la tecnologia presente in tutte le case, computer, internet, telefonini etc..etc… i trasporti, non c’è famiglia che possieda almeno due auto! E’ chiaro che tutto questo ha comportato un aumento del benessere, come sopra citavo, ed è altrettanto palese che di esempi ce ne sono molti altri. Vorrei per tanto svilupparne alcuni, proprio riguardanti la fascia di persone con le quali noi istruttori siamo più a contatto, cioè i bambini, che credo siano le vere vittime di questo consumismo ormai conclamato, subendo devianti attrazioni e falsi valori. I bambini, mi riportano oltre che ad immagini metaforiche d’ingenuità, di verità, di purezza, a quando bambino ero io, e così dicendo, farò degli esempi che possono fotografare in maniera un po’ spartana le differenze tra la mia società e quella di un bimbo d’oggi. Direi subito, che oggi noto mio malgrado, che non vi è una strada, stradina o vicolo in città o paesino che sia, in cui vi siano dei bimbi che vi giochino. L’evidente differenza è per me naturale, dato che trent’anni fa era esattamente il contrario. Il gioco era il focolaio d’ogni strada asfaltata o no, dalla palla avvelenata al nascondino alla partitella col pallone. Inoltre si può osservare come quasi tutti i bimbi, chiaramente con qualche eccezione, sono “scarrozzati” per andare a scuola, a nuoto piuttosto che a lezione di musica e all’allenamento con l’auto del nonno o dei genitori, e ricordo per altro con un pò di nostalgia, che ho percorso ogni giorno grandi distanze a piedi per andare a scuola ed all’allenamento dopo una giornata passata a giocare in strada, cosa che oggi raramente vedo fare. Certamente alcune di queste realtà, sono dettate dal peggioramento della vita urbana e da quella sociale che portano inevitabilmente a paure ormai insite nei genitori, ma altresì è importante notare che il bambino d’oggi è sicuramente più impegnato, in primis dall’ambito scolastico e secondariamente da altri extra impegni. Ciò nonostante, i bambini d’oggi, per i motivi che ho prima ricordato, sono più sedentari di quelli di trent’anni fa e non ultimo vi è il problema della mancanza di spazi a loro dedicati per lo sport in genere, che complica questa situazione. Per quanto riguarda l’alimentazione, credo che fondamentalmente non ci siano enormi gap tra ieri ed oggi, se non il fatto che adesso tutti o quasi, possano permettersi ogni varietà alimentare necessaria, cosa che prima non era così per tutti, ma a parte quest’aspetto non trovo sostanziali diversità. Malgrado quest’abbondanza alimentare non vi è purtroppo un’educazione alimentare, a mio avviso, indispensabile e doverosa per l’infanzia d’oggi. Oltre all’obbligo pomeridiano scolastico, che drasticamente diminuisce il tempo libero che i bimbi potrebbero trascorrere in maniera più vitale, si potrebbero elencare pagine e pagine evidenziando differenze tra questi tre decenni. Voglio solamente indicare il mondo dell’informazione e dell’immagine a cui noi tutti siamo sottoposti, e dal quale non si esimono i bambini, i quali proprio per la loro natura, assorbono ogni sorta di messaggio che da tale mondo può arrivare, eludendo ed illudendo i veri valori cui loro dovrebbero aspirare e nei quali credere.Detto questo, mi chiedo come da parte mia potrei operare nelle esigue ore settimanali a mia disposizione, cercando di remare contro quest’ahimè visuale che ho appena descritto. Il mio ruolo anche d’educatore, è quello di fissare dei paletti entro i quali operare e senza prevaricare quello che è l’ambito famigliare considerando la persona “bambino”, con le sue aspettative ed eventuali problematiche al quale dare motivazioni e stimoli. Avendo una fascia d’età compresa tra i sei ed i dodici anni, l’aspetto ludico in quasi tutte le attività che vado a proporre, è predominante poiché attraverso il gioco e l’apprendimento di regole e l’assimilazione dei loro movimenti (schemi motori), e l’integrazione sociale è chiaramente agevolata in un’ascesa più integrale possibile. E’ comunque importante mantenere anche dopo, in altre fasce d’età, il concetto di gioco. Infatti, è in esso contenuto un bacino dove l’atleta acquisisce e fa propri i movimenti ed il relazionarsi con gli altri. Credo sia importante, almeno per me, metter il bambino di fronte a problematiche ed incognite, dove egli è portato a trovare le soluzione più idonee al loro superamento in maniera graduale, errore dopo errore, provando e riprovando, fino ad arrivare all’ostacolo successivo; in questo modo l’allievo s’impadronisce della soluzione che da solo ha trovato, al contrario il bambino diventerebbe una sorta d’automa in cui l’aspetto cognitivo avrebbe poco conto. Evince quindi, che un dialogo istruttore – allievo, costruttivo e didattico migliora le capacità d’apprendimento dell’allievo. Riferendomi all’aspetto sedentario dell’infanzia d’oggi, come primo obiettivo nelle mie sedute d’allenamento, metterei (nei limiti del possibile), quello di abbattere i così detti tempi morti, che rischiano di annoiare l’allievo, oltre ad essere poco allenante, e tramite il gioco-gara-divertimento-motivazione, cercherò di saturare ogni momento dell’allenamento. E’ chiaro che in una seduta, vi sarà anche una parte analitica dove il gioco è assente, quindi questi momenti dovranno coprire poco tempo, cinque, dieci minuti al massimo. Così facendo l’attenzione dell’allievo di questa fascia d’età sarà ottimale. Ho appurato non solo con quest’esperienza con i bimbi, ma anche al di fuori di quest’ambito, al parco piuttosto che con i nipotini etc… che i bambini emulano ciò che vedono eseguire da chiunque, e questo mi rimanda all’importanza della figura che un istruttore ricopre, sia dal punto di vista comportamentale che da quello squisitamente tecnico. Ricordo quando piccolo ero io, ed ero affascinato ed incuriosito da quello che eseguivano i miei compagni o adulti. Il bambino è a mio avviso, paragonabile ad una spugna che assorbe tutto ciò che gli è intorno e che lo attrae, e l’esempio è dimostrato dal fatto che molte abilità tecniche che eseguono in allenamento, le hanno acquisite guardando la tv o emulando qualche adulto o qualche compagno, senza che mai l’abbiano appreso da una seduta analitica, quindi anche al di fuori del campo di calcio. Voglio accennare solo brevemente, ai mutamenti avutosi nel calcio dal punto di vista tattico e di conseguenza tecnico e da un ritmo estremamente lento di molti anni fa, che avvantaggiava una tecnica estetica che ora è sacrificata da una velocità di gioco e da un evidente e diffusa preparazione atletica, secondo me esasperata. Oggi, la tattica a zona la fa da padrone in tutte le categorie, giovanili e prime squadre. Capita talvolta però, di incontrare squadre, nel mio caso giovanili, esordienti - allievi, che attuano la marcatura ad uomo: personalmente penso sia controproducente, non per il gioco in sé, ma per il modo in cui i calciatori sono impiegati e a cui vengono limitate possibilità di miglioramento delle loro potenzialità tecniche. Fortunatamente questo accade assai raramente, in ogni caso comparando il livello tecnico d’alcuni anni fa con quello d’oggi, si può affermare che ora, la velocità d’esecuzione del gesto tecnico, è superiore ma più raro a vedersi rispetto a quando la tecnica, aveva più possibilità di essere esteticamente esibita. A questo punto concludo, riepilogando il quadro della società nelle sue evoluzioni, partendo da alcuni decenni fa, sottolineando evidenti anomalie nella vita dei bambini d’oggi: dalla sedentarietà alla cattiva alimentazione, al falso messaggio derivante dal mondo dell’immagine in cui viviamo. Proprio per tutti questi motivi, è al quanto difficile, il compito che hanno tutte le persone preposte all’educazione e all’insegnamento delle giovani generazioni, come insegnanti, genitori ed istruttori d’ogni tipo di disciplina! Per quanto mi riguarda, credo che non sia possibile arginare alcune malsane abitudini che questo benessere ha introdotto nella vita dei nostri bimbi, specie con un esigua quantità d’ore settimanali a mia disposizione. Ciò nonostante mi incentiva, nel mio piccolo specifico, a tracciare nell’allievo, tramite le sedute d’allenamento, un senso d’integrazione con gli altri, attraverso regole semplici ma uguali per tutti, e mostrandomi per primo rispettoso di esse, stimolando così, la loro curiosità, dandogli motivazioni utili al loro sviluppo, dando loro la possibilità di esprimersi al meglio dal punto di vista coordinativo, cognitivo e motorio, perché tutto sia improntato al formare un bambino allo sport in senso lato, attraverso il divertimento senza per altro dimenticare la cosa più importante: che i bimbi vengono da noi solo per divertirsi. Penso, che alla fine di questo percorso, avrò imparato più io da loro, che viceversa. | |