Home
PDF Stampa E-mail
17 maggio 2008    
Siamo ormai a metà Maggio e già dà parecchi giorni è iniziato il caos del calcio mercato giovanile.

Un fenomeno  abitudinario che scivola tuttavia all’ombra della morale quando si spinge fino a Pulcini ed Esordienti. Genitori convinti da una telefonata, speculazioni di improvvisati "talent scout" e provini che rovinano la passione dei più piccoli. Ma anche la necessità di regole e metodi che ne garantiscano il rispetto. Questo è quello che pensano la maggior parte degli addetti ai lavori. 

Per i più giovani fortunatamente non esistono vincoli pluriennali, ma spesso ingannevoli consigli influiscono sulle scelte dei genitori, che sentendosi lusingati perche’ chiamati da società affiliate a squadre professioniste, o da società blasonate, non pensano che forse il loro bambino stà bene li dovè, perché è in una società “sana” che guarda più alla crescita educativa e tecnica, piuttosto che ai risultati, i genitori spesso non pensano nemmeno che il proprio figlio sta bene con quel gruppo di amichetti che si è formato, o anche lui papà con quel gruppo di persone con il quale ha fatto amicizia, gioito e sofferto insieme per alcuni anni. Non cè niente da fare, nella maggior parte dei casi quando si è contattati da alcune società, i genitori non resistono e vogliono far fare il “grande passo, il salto di qualità”, facendoli fare provini senza nullaosta, non curandosi che è una pratica scorretta e anche pericolosa perché espone il figlio a rischio di infortuni non coperti dall’assicurazione. Eppure la ricerca del talento da parte di “certe” società si tramuta spesso in "caccia", la mancanza di correttezza diventa un giochino abusato, da società, dai genitori e non solo. Telefonate direttamente ai genitori senza interpellare prima la società di appartenenza. A volte capita anche che persone ( in genere allenatori o dirigenti) cambino società “trascinandosi” alcuni ragazzini, mettendo in enorme difficoltà la loro ex squadra. 

 

Cè però da guardare anche l’ altra faccia della medaglia, molti genitori decidono di far cambiare società al figlio  perché non si trovano bene, o perché non ci sono squadre per annata e di conseguenza ogni anno il ragazzino dovrebbe cambiare compagni, oppure cambiano squadra perchè “lì” non vedono organizzazione un progetto a medio o lungo termine e in questi casi alcune società dovrebbero farsi un esame di coscienza e chiedersi come mai tutti gli anni perdono diversi tesserati. E’ lecito anche che un genitore voglia cambiare società solo  perché vuol dare una piccola possibilità al proprio figlio di potersi migliorare.

Le società accusate di portar via i bambini si difendono dicendo che anche contattando correttamente i club dei giocatori che gli interessano, questi cestinano le richieste senza riportare a ragazzi e famiglie i loro propositi, a volte hanno a che fare con genitori-procuratori che propongono i loro figli. Spesso i direttori sportivi di queste società vengono additati come orchi che rubano i bambini, promettendo carriere da professionisti, ma invece alcuni di loro garantiscono qualità tecnica , educativa,  servizi (pulmini ecc.) e magari un progetto serio a lungo termine. 

Il problema e’ grave,  secondo me ci vorrebbe più correttezza da parte di tutti (d.s. presidenti, allenatori e genitori ) e regole ben precise da parte della federazione, che dovrebbe andare a toccare i portafogli di chi ne approfitta.

Vorrei concludere con una celebre frase, secondo me adatta all' argomento trattato che dovrebbe far riflettere, in questo periodo che tutti accusano tutti………….

”chi non ha peccato scagli la prima pietra”.  

 

Massimo Locci allenatore I.G.C. della F.I.G.C.   

 

Se desideri dire la tua  clicca qui Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
 


 

Spett.le Redazione,
Sono Schirano Cosimo presidente della USD Santandrea's,


ho Letto l'artico di Massimo che faceva una riflessione sul mercato calcistico giovanile; a tal proposito vorrei fare alcune considerazioni :

- Offrire ai ragazzi ( parlo in particolare di settore non agonistico) un ambiente sano ed un istruttore capace, puo' essere un collante importante tra i ragazzi stessi e la societa' di appartenenza.

- Far capire al genitore che la societa' qualora ci fossero i presupposti ha tutto l'interesse (non solo economico) di valorizzare i ragazzi piu' abili, questo potrebbe  frenare alcuni genitori-manager;

-Avere comunque un comportamento corretto con le altre societa', prediligendo il dialogo e lo scambio piuttosto che la sottrazione dei calciatori con mezzi piu' o meno leciti, puo' evitare quel clima di sospetto e diffidenza tra le societa' stesse;

-Dare un immagine trasparente della societa' dove il conto economico e' visibile a tutti puo' aiutare a migliorare le cose ,anche se i furbetti ci sono e ci saranno sempre. 

Queste piccole regole mi hanno permesso ad oggi di perdere pochissimi ragazzi e parte di quelli persi mi hanno chiesto di tornare. Con alcune societa' abbiamo dei buoni rapporti di scambio in quanto non sempre si riesce a coprire tutto il settore giovanile, e comunque resto dell'idea che la correttezza alla lunga paga.

Ringrazio Massimo che con il suo scritto ci permette di dibattere di un argomento sempre attuale e sentito.

USD Santandrea's
Il Presidente
C. Schirano

 



 

L’ argomento è assai complicato

e ci si addentra in particolari che riguardano la vita quotidiana, "dove ci sono interessi non si guarda in faccia a nessuno".

MA INTERESSI DI CHI? 

La scuola calcio è un punto molto delicato, consiglio a genitori di non star mai a guardare gli specchietti delle allodole, se proprio vogliono fare il bene del proprio figlio, bisogna informarsi sempre nei dettagli a chi il bambino va in mano. 

Ormai sono 12 anni che alleno e l'ho fatto solo dopo aver preso un diploma FIGC e vi garantisco che anche un diploma inizialmente non basta la metodologia di insegnamento è troppo complicata, allenamenti specifici, psicologia ecc... ho sbagliato molto anche io come tutti, immaginate senza uno studio appropriato e senza esperienza cosa andiamo a creare "in molti casi se non tutti solo danni". 

Quando andiamo da un medico ci assicuriamo sia laureato idem in tutti gli altri casi, ma se va a calcio? 

Gli istruttori qualificati oppure diplomati ISEF piuttosto che laureati in scienze motorie nelle scuole calcio sono molto pochi, perchè costano "giustamente si fanno pagare" allora molte società ricorrono agli amici che con un'esperienza da bar dello sport riportano allenamenti da grandi ai piccoli creando danni irreparabili a struttura muscolo scheletrica e non solo. 

La crescita nella scuola calcio e nel settore giovanile non è derivata dai risultati della partita ma da un lavoro e un programma curato nei minimi particolari, perchè lo sport deve essere salute - crescita e non stress con danni fisici. 

Chiudo con un fatto molto importante:Prendo la ginnastica artistica e la danza come parametri, in queste due discipline la severità è notevole, istruttori non preparati non vengono presi minimamente in considerazione perchè i danni che creano come detto sopra sono irreparabili...nel calcio questo non accade! 

Prima di far iniziare un piccolo a giocare, prima di mettere un istruttore non qualificato ad insegnare cerchiamo tutti di pensare al futuro del piccolo e non al risultato di una partita od al bene di una società che deve far numero nel trovare giocatori. 

FABIO MORGANTI allenatore di Base UEFA  e Istruttore di Giovani Calciatori F.I.G.C. per approfondimenti sulla metodologia e non solo www.mistermorgan.it 

Saluti Morganti 

 
  



 

 Il problema del calcio mercato giovanile esiste da parecchi anni

e' dovuto anche al fatto che negli ultimo decennio con l'avvento degli sport al coperto (piove e sta al caldo quindi mio figlio non si ammala...) come la pallacanestro nel nostro territorio è diminuito drasticamente il numero dei tesserati.

Se poi ci aggiungiamo che alla prima panchina la metà dei calciatori smette o a novembre chiede lo svincolo o di essere prestato ad una 'altra società. E' importante per gli allenatori e soprattutto per i "BOCIA" che le società siano sempre presenti (attraverso pseudo dirigenti agli allenamenti e alle partite) e non solo quando si ritira la retta pattuita o per far le foto della stagione.

E' ora di finirla di inserire con cariche dirigenziale i "GENITORI" perchè a loro interesserà sempre e solo la categoria del figlio (tranne pochi casi). Se non si è in grado di portare avanti un progetto è meglio non partire neanche! Bisogna cercare di valutare le capacità dei propri mister soprattutto durante gli allenamenti e non solo basandosi sui risultati delle partite, lo so costa tempo e fatica ma è la ricetta migliore.

E' ora di insegnare ai bambini ma soprattutto ai "GENITORI" la cultura sportiva, il saper perdere anche quando la squadra avversaria è più debole o quando la sfortuna ci ha perseguitato, se ci abbattiamo alla prima difficoltà non arriveremo da nessuna parte. Non dobbiamo aver paura di fare delle scelte, troppo facile lasciar correre o parlare dietro, per quello di società "sane" ce ne sono poche (per sane non bisogna aver solo i soldi bisogna anche vedere la sportività, i comportamenti...) quindi in primis sicuramente dovrebbe essere la Federazione a prendere dei provvedimenti in materia di mercato nel settore giovanile e le società dovrebbero rispettarsi maggiormente e dopo la telefonata di routine ognuno sarebbe libero, dopo un secco no, al 01/07 (quando decade il tesseramento annuale) di fare ciò che si vuole con la coscienza a posto.

Ricapitolando direi una maggiore correttezza ed attenzione da parte degli organi federali ma soprattutto un impegno nelle società nel mantener fede agli impegni presi (sia dal punto di vista della presenza che dei progetti) e un minimo di razionalità da parte dei genitori nel valutare bene ciò che gli viene proposto (a volte lo stemma o l'affiliazione è uno specchio per le allodole). Infine a volte siamo anche noi allenatori ad influenzare la scelta di alcuni nostri giocatori, è fisiologico ma sbagliato ed è per questo che quando ho cambiato "casacca" ho sempre cercato di andare ad allenare altre categorie o annate oppure andando a coprire il posto dell'eventuale giocatore che mi seguiva.

Alla base di tutto ci deve essere sempre e solo la CULTURA e l'EDUCAZIONE SPORTIVA, senza di queste non si va da nessuna parte.

Mi associo nel dire "chi non ha peccato scagli la prima pietra" e auguro un buon lavoro a tutti per la prossima stagione sportiva 2008/09.


Matteo Mora

 

 

 




 

 

Riflessione sul calcio mercato giovanile

Società di calcio, addetti ai lavori, genitori, sovente sornioni ed increduli che un programma educativo sviluppato a step, sia la forma più logica per l'accrescimento del fanciullo, gli stessi presi dalla provocante competizione in ambito dell'interesse economico e del potenziale successo, con la tendenza ad offuscare il graduale percorso di crescita del fanciullo, spronare e bruciare tappe non aiuta l’accrescimento fisiologico dello stesso bambino, coadiuvato dall’interesse dalle società di calcio per ottenere il massimo della propria vetrina e perché no! eventualmente oltre l'immagine, l'avvicinarsi sempre più al possibile interessamento dei propri tesserati verso le società con potere d'acquisto. Mentre per la maggior parte dei genitori, il sentirsi desiderato gli instrada in una potenziale illusione di partecipare al più grande investimento economico del proprio bambino e della propria vita. La cosa grave è che nella stragrande maggioranza dei casi si è felici ogni qual volta si viene a contatto con un biglietto di andata, ma non si riflette abbastanza che presto arriva l'infelice biglietto di ritorno, ricordando a tutti che le statistiche parlano chiaro, solamente uno su quarantamila c'è la fa.......

Al giorno d’oggi i genitori dei bambini che praticano la scuola calcio sono decisamente più informati e culturalmente più preparati per affrontare la figura del genitore, sicuramente i nostri fanciulli sono anche più viziati di come lo eravamo noi, e le società di calcio tendono più ad essere furbette che non adattarsi al ritmo che la nostra società di vita ci chiede. Quindi si deduce che le stesse associazioni sportive dovrebbero strutturarsi meglio per i servizi che possono offrire all’utenza con onestà e dedizione allo sport, magari con il tempo l'utenza capirà che il calcio è cultura, sport, educazione, divertimento e perché no! anche fortuna.

Sicuramente tutti noi abbiamo la libertà di illuderci e di sperare, ma il gioco del calcio si pratica con i piedi per terra, ed il successo è terreno solo per pochi…….Prendiamo per esempio una professionistica come l'Inter, di giocatori italiani ne sono rimasti  due…. Brutta nota????  

1) non siamo capaci a sfornare talenti?????  

2) il business prevale in tutto????? 

3) se un'atleta non produce ricchezza non sarà mai un campione???? e potremo sfornare altri dubbi a riguardo....

Il mio pensiero è rivolto allo stato attuale di salute del nostro calcio, fiducioso che per il futuro ci sia maggior semplicità per questa bellissima disciplina sportiva.....  

Desidero complimentarmi con il sig. Massimo Locci per il suo sito e la sua sensibilità verso il calcio giovanile, ma la gente rimane egoista e sorniona, ci vuole tempo e dedizione per aiutare questo sport...

Il mio intervento vuol essere una piccola e semplice espressione dello stato attuale nel calcio, la caccia al bambino bravo ci sarà sempre, necessita solamente mettere un po di ordine agli aspetti burocratici, e rafforzare l'onestà di chi ne fa le operazioni.......

cordialmente

Enzo Dibisceglia 

 

Vorrei ringraziare Enzo Dibisceglia per i complimenti, che mi fanno oltremodo piacere visto che son fatti da  lui, che e’ presidente di una associazione a scopo benefico www.calciorosazzurro.it  e che e’ una persona altrettanto sensibile e attenta alle problematiche  del calcio giovanile.

Massimo Locci 

 

Comments

Name *
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment