Il leader silenzioso
del Prof. Francesco Valente A volte si capisce meglio ciò che gli altri pensano ascoltandoli e osservandoli nei loro gesti di comunicazione non verbale, piuttosto che dialogando con loro.Un leader dovrebbe sapere che, a volte, si capisce meglio ciò che gli altri pensano, ascoltandoli e osservandoli nei loro gesti di comunicazione non verbale, piuttosto che dialogando con loro. Per chiarire, provo a fare un esempio. Mentre sto guardando lafinale della Coppa dei Campioni in cui è impegnata la mia squadra del cuore, suona il campanello ed una persona noiosissima, ma determinante per i miei affari, digiuna di calcio,mi annuncia trionfalmente che dovremmo discutere subito di un progetto che mi porterà ad alti livelli nella mia azienda. Quali saranno le mie reazioni verbali e gestuali? Le due reazioni coincideranno, oppure saranno divergenti? La logica ci dice che dalla bocca usciranno frasi del tipo: lei è stato molto gentile; sono a sua completa disposizione. Dai pori della mia pelle è probabile che escano fiotti di sudore, al pensiero che la visione della partita è terminata. La comunicazione non verbale o sostanziale (sudorazione, tics, tachicardia) esprime tutto il mio disappunto per quella visita. La comunicazione verbale, invece, poiché è formale, manifesta la mia disponibilità al dialogo. Qual è la più veritiera? Sicuramente la prima, gestuale che prevale sempre su quella verbale, perché è inconscia e raramente riusciamo a controllarla del tutto.Ed allora un leader, allenatore, dirigente o genitore, dovrebbe sempre prestare molta attenzione alla cosiddetta "comunicazione non verbale", o almeno, dovrebbe conoscerne l’esistenza, o non sottovalutarla, altrimenti, fidandosi solo della comunicazione verbale può essere tratto in inganno e concludere, come fanno spesso certi genitori allargando le braccia: non capisco più mio figlio, costoro non hanno assolutamente percepito migliaia di segni e di gesti che il figlio ha lanciato. Ciòaccade anche perché, in presenza di un leader, non vi è mai un dialogo paritario, in cui anche ilsoggetto più debole si esprime liberamente; piuttosto si assiste ad un monologo del leader stesso che spiega, chiarisce, corregge mentre l’altro, timidamente, gli dà ragione, mentre lancia, inutilmente, segnali non verbali di noia o di dissenso.Eppure siamo pieni di gesti simbolici: il vigile, quando dirige il traffico, non fa grandi discorsi: alza un braccio in un gesto che significa fermati, l’arbitro emette un suono con il fischietto e in genere, mima in modo molto sintetico la trasgressione e la relativa sanzione; quando vogliamo insultare qualcuno, le nostre dita o il nostro braccio vengono usati in modo inequivocabile, quando il lettore porta a cena una bella figliola, osservi la posizione in cui la ragazza depone il bicchiere, dopo aver bevuto, perché se lei lo posa a lato e non di fronte a sé, è disponibile anche al dopo cena.Se, al contrario, usa il bicchiere come una barriera tra sé e il suo partner, se si appoggia allo schienale, invece di protendersi in avanti, probabilmente non gradisce del tutto quella compagnia.Quindi, il compito di un leader è molto delicato e presuppone la capacità di uscire da una egoistica concentrazione su di sé, per mettersi in ascolto delle problematiche altrui.
|
Comments